Dic '15
11
L'Occidentale: "Giudici suonano la carica ma Cirinnà va bocciata"
PDF Stampa E-mail

L’avevamo detto: sul tema dell’adozione per le coppie gay, sulla cosiddetta stepchild adoption, con annessa legittimazione dell’utero in affitto, arriveranno i giudici. Siamo stati però troppo ottimisti. Ci aspettavamo che perlomeno si attendesse il voto sul ddl Cirinnà, invece no, la magistratura ha fretta, vuole “fare tana” e arrivare all’obiettivo per prima.

I parlamentari discutono, i cattolici manifestano, le femministe si schierano, insomma, il paese discute, si divide, e finalmente si è aperto un dibattito più approfondito e coinvolgente. Alla magistratura però tutto questo sembra solo una perdita di tempo: perché aspettare le lungaggini tipiche delle democrazie se si può intervenire per sentenza? Ed ecco che arriva la possibilità per due donne, sposate in Spagna e poi divorziate, di riconoscere l’adozione del figlio biologico di una, da parte dell’altra. Una stepchild adoption di importazione, una sentenza che applica lo stesso principio che qualcuno ha già cercato di utilizzare per la registrazione in Italia di matrimoni gay contratti all’estero.

Tempi anticipati, dunque. Forse con l’idea di forzare la mano al Parlamento, facendo capire a chi fa resistenza che protestare è inutile, perché se anche l’articolo della Cirinnà che prevede l’adozione fosse scorporato, ci penserebbero comunque i tribunali a modificare la legge, come è avvenuto con la procreazione assistita. Il Parlamento, secondo la nostra Costituzione, fa le leggi, ma ormai i tribunali le disfano, le modificano, o consentono, come in questo caso, di aggirarle; dopo questo pronunciamento, tutti sapranno che basta andare all’estero, in un paese dove l’adozione gay è legale, per scavalcare i divieti e tornare poi in patria serenamente.

L’avevamo detto; ma non perché siamo particolarmente lungimiranti, semplicemente perché è quello che accade ormai regolarmente da molti anni. Questo però non è un buon motivo per gettare le armi e rassegnarsi, anzi. Dopo questa sentenza è ancora più chiaro che i compromessi non sono accettabili, e che la Cirinnà va bocciata. Così come è ancora più chiaro che l’utero in affitto deve diventare reato universale, e che è urgente varare una normativa più limpida ed efficace di quella attualmente in vigore.